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L’Etna
(Mungibeddu o 'a Muntagna in siciliano) è un complesso
vulcanico
siciliano
originatosi nel Quaternario ed ancora attivo.
Con le diverse eruzioni ad esso connesse ha modificato incessantemente
il paesaggio, minacciando spesso le diverse comunità umane che nei
millenni si sono insediate intorno ad esso. La sua superficie è
caratterizzata da una ricca varietà di ambienti che alterna paesaggi
urbani, folti boschi che conservano diverse specie
botaniche endemiche ad aree desolate
ricoperte da roccia
vulcanica e periodicamente soggette ad innevamento alle
maggiori quote.
Feste dei Comuni della provincia
di catania
L'Etna sorge a ovest della costa
orientale della Sicilia, entro il territorio della
Provincia di Catania
ed è attraversato dal 15º meridiano est, che da esso prende il nome.
Trattandosi di uno stratovulcano, la sua
altezza varia nel tempo a causa delle sue eruzioni che ne
determinano l'innalzamento o l'abbassamento. Così nel 2011 raggiungeva
i 3.340 m. s.l.m., nel 2010 3.350 m.,
3.274 m. nel 1900, 3.326 m. nel 1950 e
3.269 m. nel 1942. Esso occupa una superficie di
1570 km², il suo diametro è di circa 45 chilometri e il suo
perimetro è di 65 km. Le sue dimensioni lo pongono tra i
maggiori al mondo e, dal punto di vista prettamente geologico, il più
alto del continente europeo.
Il nome Etna potrebbe risalire alla pronuncia
del greco antico itacista del toponimo Aitna
(Aἴτνα-ας), nome che fu anche attribuito alle città di Catania
e Inessa, che deriva dalla parola greca aitho
(bruciare) o dalla parola fenicia attano
(fornace). L'Etna era conosciuto nell'età romana
come Aetna. Gli Arabi
si riferivano ad essa come la montagna Jabal al-burkān
o Jabal Aṭma Ṣiqilliyya ("vulcano" o "montagna
somma della Sicilia"); questo nome fu più tardi mutato in Mons
Gibel cioè: la montagna due volte (dal latino mons "monte" e
dall'arabo Jebel (جبل) "monte") proprio per indicarne la sua
maestosità. Il termine Mongibello rimase di uso comune praticamente fin
quasi ai nostri giorni (ancora oggi qualche anziano chiama l'Etna in
questa maniera). Secondo un'altra teoria il nome Mongibello deriva da Mulciber
(qui ignem mulcet), uno degli epiteti con cui veniva
chiamato, dai latini, il dio Vulcano, che serviva a
placare la forza distruttiva dell'Etna. Le popolazioni etnee, per
indicare l'Etna, usano a volte il termine gergale 'a muntagna
semplicemente nel suo significato di montagna per antonomasia.
Oggi il nome Mongibello indica la parte sommitale dell'Etna; l'area dei
due crateri centrali, nonché i crateri sud-est e nord-est.
Le eruzioni regolari della montagna, a
volte drammatiche, l'hanno resa un soggetto di grande interesse per la mitologia classica e le
credenze popolari che hanno cercato di spiegare il comportamento del
vulcano tramite i vari dei e giganti delle leggende
romane e greche.
A proposito del dio Eolo,
il re dei venti, si diceva che avesse
imprigionato i venti sotto le caverne dell'Etna. Secondo il poeta Eschilo,
il gigante Tifone fu confinato
nell'Etna e fu motivo di eruzioni. Un altro gigante, Encelado, si ribellò
contro gli dei, venne ucciso e fu bruciato nell'Etna. Su Efesto
o Vulcano, dio del fuoco
e della metallurgia e fabbro
degli dei, venne detto di aver avuto la sua fucina sotto l'Etna e di
aver domato il demone del fuoco Adranos
e di averlo guidato fuori dalla montagna, mentre i Ciclopi
vi tenevano un'officina di forgiatura nella quale producevano le saette
usate come armi da Zeus. Si supponeva che il "mondo dei
morti" greco, il Tartaro, fosse situato
sotto l'Etna.
Su Empedocle,
un importante filosofo presocratico e uomo politico
greco del V secolo a.C., venne detto
che si buttò nel cratere del vulcano,
anche se in realtà sembra che sia morto in Grecia. Si dice che quando
l'Etna eruttò nel 252, un anno dopo il martirio di Santa Agata,
il popolo di Catania prese il velo della Santa, rimasto intatto dalle
fiamme del suo martirio, e ne invocò il nome. Si dice che a seguito di
ciò l'eruzione finì, mentre il velo divenne rosso sangue, e che per
questo motivo i devoti invocano il suo nome contro il fuoco
e fulmini.
Re
Artù risiederebbe, secondo la leggenda, in un castello
sull'Etna, il cui celato ingresso sarebbe una delle tante e misteriose
grotte che la costellano. Il mitico re dei Sassoni
appare anche in una leggenda, quella del cavallo del vescovo,
narrata da Gervasio di Tilbury.
Secondo una leggenda inglese l'anima
della regina Elisabetta I d'Inghilterra
ora risiede nell'Etna, a causa di un patto che lei fece col diavolo
in cambio del suo aiuto per governare il regno.
Sull'Etna è inoltre possibile
praticare sport invernali: sci,
sci di fondo, scialpinismo
e snowboard. L'innevamento
garantisce l'apertura delle due stazioni sciistiche presenti (una nel
versante sud e l'altra in quello nord) da metà dicembre a metà aprile.
Viene comunque praticato lo scialpinismo fino alla fine della
primavera. Nel versante sud (Rifugio Sapienza, Nicolosi)
si può usufruire di una cabinovia
da 6 posti, di una seggiovia biposto e di tre skilift,
godendo dello splendido panorama sul Golfo di Catania, nel
versante est il Rifugio Citelli, Sant'Alfio. Il
comprensorio sul versante meridionale offre 10 km di piste. Il
versante nord (Piano Provenzana, Linguaglossa, situato a
1825 m), dotato di due skilift e di una moderna seggiovia,
offre il colpo d'occhio su Taormina,
lo Stretto di Messina e le
Isole Eolie.
Entrambe le stazioni sciistiche hanno subito, in due eruzioni
differenti, la quasi totale distruzione delle strutture da parte della
lava. In pochi anni però si è riusciti a garantire nuovamente
l'apertura degli impianti. Il versante sud è stato completamente
ricostruito, mentre sul versante nord è in fase di approvazione un project
financing che prevede la costruzione di una cabinovia,
di una seggiovia e di numerose strutture ricettive, in grado di
riportare la stazione sciistica ai livelli di quando l'eruzione del
2002 l'ha distrutta
Numerose sono le manifestazioni e gli eventi che, ogni anno soprattutto
nella stagione estiva, sono realizzati a Taormina. Scenario d'eccezione
di concerti (musica classica e leggera), opere teatrali, opere liriche,
grandi serate di spettacolo spesso riprese da emittenti radiotelevisive
(la cerimonia per la consegna dei Nastri d'argento, Festivalbar, la
Kore, solo per fare qualche esempio) è il Teatro antico di Taormina.
Dal 1983, gli eventi più significativi, sono realizzati nell'ambito di Taormina Arte, l'istituzione
culturale che cura l'organizzazione della rassegna di musica, teatro e
danza, considerata tra le più importanti nel panorama nazionale. Nella
programmazione di Taormina Arte rientra anche
il Taormina Film Fest, il
festival del Cinema di Taormina, erede della Rassegna Cinematografica
di Messina e Taormina, nata nel 1960, che per un ventennio ospitò i David di Donatello
con la partecipazione dei più famosi personaggi dello spettacolo.
Nell'ambito del Festival del Cinema sono consegnati, al Teatro antico,
i prestigiosi Nastri
d'Argento, premi assegnati dai critici cinematografici. Dal
2005, Taormina Arte, organizza, ad
ottobre, il Giuseppe Sinopoli
Festival, rassegna dedicata al grande direttore d'orchestra, scomparso
nel 2001, per anni direttore artistico di Taormina Arte.
CATANIA E S. AGATA: UN BINOMIO ANTICO
E INDISSOLUBILE
Tre giorni di culto, di devozione, di
folclore, di tradizioni che
non hanno riscontro nel mondo. Soltanto la Settimana Santa di
Siviglia in Spagna e la festa del Corpus Domini a Guzco in Peru'
possono paragonarsi, quanto a popolarita', ai festeggiamenti
agatini, da cinque secoli sempre uguali. Per tre giorni la gente
sciama nelle vie e nelle piazze. Devoti o curiosi si contano a
centinaia e centinaia di migliaia, anche sino a un milione.
Sono tre giorni di solennita', ma due in particolare, quando
Sant'Agata il 4 e il 5 febbraio nel suo argenteo fercolo "a vara"
va tra la sua gente, attraversa i quartieri popolari e quelli alti.
Catania, rinata molte volte da
devastanti terremoti e eruzioni
dell'Etna, ha tributato alla Patrona chiese e monumenti tra i piu'
belli e prestigiosi. Oggi si possono ammirare nella salita dei
Cappuccini, all'interno della chiesa di Sant'Agata al Carcere, i
ruderi del III secolo d.C. che contengono la prigione dove
Sant'Agata pati' il martirio e vi spiro'. Vicino ci sono le chiese di
Sant'Agata alla Fornace (in piazza Stesicoro) e di Sant'Agata la
Vetere (via S. Maddalena), la prima cattedrale di Catania
(appunto la Vetere) e forse luogo della prima sepoltura. Ancora
la Badia di Sant'Agata, la stele in piazza dei Martiri, la fontana di
via Dusmet, il Duomo normanno-barocco.
Mentre la Basilica Cattedrale conserva
le relique in pregevoli
lavori di oreficeria opere del Di Bartolo come il busto e lo
scrigno (non c'e' una statua di Sant'Agata), la chiesa del Sacro
Carcere rappresenta il centro del culto
agatino, la storia vivente del martirio,
della vicenda agatina. Nel tempio,
oltre alla buia stanzetta, si puo'
vedere la lastra lavica in cui sono
impresse le orme dei piedi. In
questo tempio, che presto sara'
santuario, il catanese ritrova la
sua identita' spirituale.
I catanesi eressero il carcere come
uno dei baluardi delle vecchie
sue mura. Lo attesta il
bastione, ancora
oggi ben visibile
che fa parte della
parte muraria
risalente alla fine
dell'XI o all'inizio
del XII secolo.
Il carcere era
interrato e
annesso alle
costruzioni nei
pressi del pretorio dell'antica citta' romana, la' dove c'era la
residenza rappresentativa di Quinziano, suo persecutore.
La chiesa custodisce alcune fra le
piu' preziose memorie religiose
e storiche cittadine, ha una suggestione campestre nonostante
inserita in piena citta'. Sopra l'altare maggiore una grande tavola,
datata 1588 e rirmata dal Niger, raffigurante Sant'Agata al rogo.
A fianco del carcere una pietra di lava, molto venerata, con
l'impronta dei piedi. In sagrestia notevole la targa antica
(sec. XV) con immagine della Santa. Lapidi commemorative,
bassorilievi, un epigrafe "Noli offendere patriam Agathae, quia
ultrix iniuriarum est" (Non offendere la patria di Agata, perche' e'
vendicatrice delle ingiurie), un quadretto settecentesco
rappresentante la Patrona.
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